

La filiera della moda si trova oggi ad affrontare una sfida cruciale: gestire una quantità crescente di dati in modo efficiente, strutturato e condiviso. Tra nuove normative, richieste di maggiore trasparenza e sviluppo di modelli più sostenibili, il settore è chiamato ad accelerare il processo di digitalizzazione. Tuttavia, secondo la ricerca di GS1 Italy “La filiera della moda nell’era dei dati”, molte imprese risultano ancora in ritardo. Dall’indagine, realizzata con Cikis Studio e basata sul coinvolgimento di 40 aziende tra fornitori, brand, retailer e solution provider, emergono delle criticità. Tra queste troviamo: frammentazione dei dati e oneri nascosti nello scambio di informazioni. Elementi destinati a crescere con l’introduzione del Digital Product Passport, rendendo più che mai urgente una gestione condivisa ed efficiente dei dati lungo la filiera.
Ne abbiamo parlato con Vittorio Giordano, Industry Engagement Senior Specialist di GS1 Italy. L’ organizzazione si dedica allo sviluppo di standard globali e servizi per la condivisione automatizzata e affidabile dei dati tra imprese e con i consumatori, per l’efficienza e la trasformazione digitale. Tra gli utenti ci sono circa 3000 aziende dei settori tessile, abbigliamento e calzature.

Quale scenario è emerso dalla ricerca?
La ricerca ha sottolineato come la principale sfida oggi non sia la disponibilità o l’accesso al dato, bensì la capacità di far muovere e condividere questo dato all’interno della filiera stessa tra i diversi attori. È emerso chiaramente che la difficoltà principale è legata a una scarsa digitalizzazione del settore. E soprattutto a una gestione non efficace e non standardizzata dei dati all’interno della filiera, causata dall’assenza di un “linguaggio comune” per il business.
Qual è il pensiero emerso dalla filiera?
Le aziende intervistate hanno sottolineato come si trovino oggi ad affrontare questa crescente richiesta di informazioni con sistemi che poggiano ancora eccessivamente sulla manualità. Raccogliere e condividere dati utilizzando formati e linguaggi differenti o con sistemi non interoperabili tra loro si traduce in un pesante costo di sistema. Non si tratta più di un’inefficienza che grava sul singolo attore. Parliamo di un costo occulto che si spalma e si amplifica lungo tutta la filiera a monte e a valle. Il primo grande banco di prova sarà l’arrivo del Digital Product Passport (DPP). Se da un lato rischia di diventare un elemento di forte stress per una filiera che oggi sconta dinamiche di scambio dati inefficienti, dall’altro rappresenta una straordinaria opportunità per ripensare la governance e la gestione del dato.
Le aziende hanno riconosciuto la necessità di adottare un linguaggio comune?
La ricerca ha evidenziato una forte consapevolezza. Le aziende riconoscono gli standard come fattore abilitante per la digitalizzazione e per una gestione ottimizzata dei flussi informativi. Non a caso, grazie alla drastica riduzione degli errori manuali, unita a maggiori velocità ed efficienza negli scambi lungo la filiera, le aziende indicano come principale vantaggio dell’utilizzo di standard globali ed interoperabili, come quelli GS1, proprio una maggiore qualità dei dati a disposizione. Tuttavia, se da un lato c’è la chiara consapevolezza dei benefici, dall’altro emerge tutta la difficoltà di collaborare concretamente tra loro per costruire questo linguaggio comune. È proprio in questo scenario che un attore neutrale come GS1 Italy può giocare un ruolo chiave: diventare partner strategico per costruire tavoli di lavoro per supportare nella costruzione di questo linguaggio comune, facilitando la collaborazione lungo la filiera.
In generale, le aziende si stanno preparando all’entrata in vigore del Digital Product Passport?
Sì, e lo stanno facendo con velocità e approcci differenti, a seconda della propria sensibilità e delle proprie priorità operative. C’è chi si sta portando avanti, iniziando già a mappare la filiera, ad analizzare eventuali gap informativi e a costruire un’infrastruttura di base, e chi invece si trova ancora in una fase di studio e analisi delle richieste della normativa. Tuttavia, al di là dell’approccio del singolo brand, c’è una percezione assolutamente condivisa e la consapevolezza dell’impatto e della sfida che questa normativa porterà con sé.
In quale modo e con quali strumenti tecnologici state supportando la filiera del calzaturiero nella sua traiettoria evolutiva verso un ecosistema più integrato ed efficiente, trasparente e circolare?
Gli standard GS1 possono supportare l’intero comparto nell’affrontare le sfide emerse dalla ricerca e che esistono a prescindere dall’introduzione del DPP. Gli standard GS1 di identificazione, cattura e condivisione delle informazioni aiutano le imprese a digitalizzare le proprie filiere, ottimizzando i processi e portando una reale efficienza di sistema. Dal punto di vista pratico, questo supporto si traduce
nell’identificazione univoca di prodotti, asset e luoghi fino ad arrivare all’ultima grande innovazione di casa GS1: l’evoluzione del tradizionale codice a barre verso il QR code standard GS1, basato su tecnologia GS1 Digital Link. Questa soluzione non solo mantiene le funzioni del codice a barre, ma offre al consumatore e agli attori della filiera un accesso senza precedenti a dati sulla trasparenza, sulla tracciabilità e sulla circolarità dei prodotti. Tutti questi strumenti sono già a disposizione delle aziende per rispondere alle richieste del DPP.




