

Con sede ad Asolo, nel cuore del distretto calzaturiero veneto, e con stabilimenti anche in Germania, Usa, Cina, Romania e Serbia, Scarpa è specializzata in calzature per alpinismo, arrampicata, trail running, trekking, hiking, urban outdoor, sci alpinismo e telemark. Classe 1938, dal 2023 è una Società Benefit e nello stesso anno ha rafforzato il suo impegno coinvolgendo oltre 400 stakeholder in tutto il mondo in un’analisi di materialità finalizzata a definire obiettivi e progetti. L’azienda, inoltre, ha intensificato il dialogo con i fornitori per costruire partnership durature e generare un impatto positivo per il pianeta: il 75% di loro ha firmato il Codice di condotta aziendale, impegnandosi ad agire in linea con i valori del brand.
«La filosofia di Scarpa è immettere nel mercato dell’outdoor le migliori calzature tecniche, privilegiando il raggiungimento della soddisfazione del consumatore in termini di performance e di durabilità, evitando la ricerca di soluzioni di riduzione dei costi a scapito della qualità e della sostenibilità dei processi produttivi. L’attuale approccio alla sostenibilità nasce dall’analisi dei nostri prodotti iconici: attraverso lo studio del loro ciclo di vita abbiamo sviluppato nuove versioni a minore impatto rispetto ai modelli tradizionali, estendendo poi questa metodologia ad altre linee di prodotto. Questi studi hanno evidenziato il ruolo centrale dei materiali nella misurazione dell’impronta ambientale di un prodotto complesso come la calzatura sportiva».
Il progetto Re-Shoes
Finanziata dall’Unione Europea, l’iniziativa LIFE Re‑Shoes mira a ridefinire il ciclo di vita delle calzature, introducendo un modello circolare capace di trasformare le scarpe a fine vita in materie prime secondarie di alta qualità. Il progetto, coordinato da Scarpa, ha coinvolto l’Università di Bologna e diverse aziende della filiera, tra cui Innovando, Sciarada Industria Conciaria, Rubber Conversion, Frasson e Rubbermac. Lo scopo è proporre un approccio scalabile che integra il recupero dei materiali, a processi innovativi e principi di eco‑design, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti, diminuire l’impiego di risorse vergini e prolungare il valore del prodotto nel settore calzaturiero.
L’iniziativa si articola in tre fasi, ciascuna delle quali rappresenta un passaggio chiave nel percorso di chiusura del ciclo di vita delle calzature outdoor: la raccolta delle scarpe a fine vita, il riciclo e la rigenerazione dei materiali per ridurne l’impatto ambientale e, infine, la realizzazione di una nuova calzatura di alta qualità che completa il processo circolare con l’immissione sul mercato, presentata ufficialmente lo scorso gennaio in occasione di un evento di lancio. «L’obiettivo del progetto – spiega Giordano – era testare, attraverso un’esperienza pilota, la concreta fattibilità di un’operazione di recupero delle calzature non più utilizzabili, avviandole al riciclo per reinserirne i materiali nel ciclo produttivo».
Risultati tracciati
Il progetto ha permesso di recuperare volumi sufficienti per produrre circa 15.000 paia di Mojito Re‑Shoes, uno dei modelli iconici di Scarpa. L’intero processo, dalla raccolta delle calzature alla realizzazione del prodotto finito, è tracciato digitalmente ed è supportato da un’analisi Life Cycle Assessment (LCA) che ha misurato in modo puntuale emissioni, consumo di acqua ed energia e utilizzo di sostanze chimiche. «L’etichetta digitale rappresenta per noi uno strumento di trasparenza e di valorizzazione dei dati di processo: attraverso il numero di lotto e un QR code è possibile accedere alle informazioni relative al percorso della calzatura, alle soluzioni di riciclo adottate e agli elementi chiave della produzione. È un passaggio essenziale: senza dati strutturati, verificabili e accessibili lo sforzo compiuto e i risultati raggiunti rischierebbero di restare dichiarazioni difficilmente valutabili».
Giordano aggiunge che, in questo senso, l’etichetta elettronica si inserisce come un primo modello volontario di organizzazione e condivisione delle informazioni di prodotto, sviluppato in anticipo rispetto alla definizione degli atti delegati settoriali sul Passaporto Digitale di Prodotto. «Non intende sostituirsi né anticipare formalmente gli obblighi futuri, ma rappresenta un’esperienza concreta che permette di testare approcci, qualità dei dati e modalità di accesso alle informazioni, in coerenza con la direzione tracciata dal quadro normativo europeo».
Come funziona il riciclo di calzatureIl riciclo

Il riciclo di una calzatura tecnica, composta da materiali diversi e tradizionalmente difficili da separare, rappresenta una vera sfida. Lo spiega Giordano, dettagliando la tecnica del progetto LIFE Re‑Shoes il cui cuore dell’innovazione risiede in un processo di idrolisi selettiva che consente di separare tomaia e suola. «La pelle viene decomposta e rigenerata in un nuovo materiale, mentre le suole usurate vengono macinate e recuperate per realizzare intersuole composte fino al 35% da materiale riciclato. Anche il battistrada e i rinforzi integrano gomma devulcanizzata ottenuta dagli sfridi dei processi produttivi aziendali: circa il 50% nella suola e fino al 35% nei rinforzi».
In un’ottica di piena circolarità, la nuova versione è stata progettata applicando i principi del design for recycling, riducendo il numero complessivo di materiali e rimuovendo elementi che ostacolano la separazione dei componenti, come gli occhielli in metallo. «Suola e tomaia sono inoltre pensate per essere separate più facilmente a fine vita, senza rinunciare all’estetica e alle prestazioni che hanno reso iconica la Mojito originale. Alla luce dei buoni risultati tecnici ottenuti, confermati anche da riscontri positivi dal mercato, l’azienda sta valutando come portare l’esperienza a regime ed estendere progressivamente questo approccio ad altri modelli delle proprie collezioni tecniche».



