Che siano neri, aderenti, spesso alti sopra il ginocchio, i boots si rivelano comunque come l’elemento che caratterizza la silhouette, non solo un complemento. L’identikit è chiaro e trasversale: gli stivali alti funzionano perché si adattano a tutto. Non sono troppo invadenti sotto un paio di pantaloni formali, diventano sufficientemente assertivi abbinati a una minigonna e si rivelano sorprendentemente eleganti sotto un abito lungo. Anthony Vaccarello lo aveva già anticipato con precisione chirurgica nella collezione autunno inverno 2025 di Saint Laurent, proponendo gli stivali come prolungamento delle gambe, una linea continua, un gesto di potere silenzioso.
Il lusso nel dettaglio
Quella visione si consolida e si moltiplica in queste pre-collezioni. Chanel sceglie la via del simbolo. Nella collezione Métiers d’Art firmata dal nuovo Direttore Creativo Matthieu Blazy, presentata nella metropolitana di New York, gli stivali diventano un elemento chiave della narrazione. I boots rossi ispirati a Wonder Woman (in particolare a quelli indossati da Lynda Carter nella serie Tv del 1976) entrano nel quotidiano della nuova donna Chanel. Non si tratta di una supereroina mitologica, ma di una figura urbana, concreta e sofisticata. Alti fino al ginocchio, con bordo appuntito e una striscia bianca che attraversa la tomaia fiammante, evocano la space Space Age, l’estetica sportiva e lo stile army. In un contesto ordinario come una banchina della metro, questi stivali carichi di simbolismo parlano di emancipazione, di desiderio e di forza immaginativa. Il lusso, suggerisce Blazy, non ha bisogno di scenografie, vive nel dettaglio, nella costruzione e nell’intenzione.
Definire il passo
Lanvin adotta un tono più misurato ma altrettanto consapevole. Sotto la direzione di Peter Copping, la collezione pre-fall 2026 rilegge l’heritage del brand, attraverso immagini d’archivio di un viaggio veneziano di Jeanne Lanvin. Gli stivali con spessi tacchi a rocchetto trovano così un equilibrio tra funzione ed eleganza, tra memoria e presente. I boots non alzano la voce, semplicemente sostengono e definiscono il passo.

Performance e glamour
È più audace l’approccio di DSquared2, che attinge alla tradizione canadese e ai prossimi giochi olimpici invernali, trasformandoli in linguaggio della moda. Gli stivali sopra il ginocchio diventano sensuali, teatrali, parte di un’estetica ibrida che mescola sport e gala, performance e glamour.

Precisione
Anche Ferrari, sotto la direzione creativa di Rocco Iannone, lavora sulla precisione. Gli stivali sono affilati, controllati, abbinati a borse decostruite ma rigorose. La performance automobilistica si traduce così in calzature tese, progettate, senza concessioni superflue.

Un asse narrativo
Ralph Lauren pone l’accento su una riflessione sul contrasto, lucentezza liquida contro pelle brunita, stivali alti che dialogano con tessuti morbidi e tweed senza tempo. Gli stivali diventano ancora una volta asse narrativo, l’elemento in grado di tenere insieme naturalezza e artificio. In questi tempi incerto, gli stivali alti si impongono come risposta visiva e funzionale, sono solidi e pronti a camminare dentro il presente senza arretrare.





