Il concetto di barefoot, nella sua forma moderna, prende corpo all’inizio degli anni Duemila. In quegli anni compaiono i primi modelli progettati per restituire al piede una sensazione più naturale e una maggiore libertà di movimento. A oggi non esiste una certificazione ufficiale armonizzata a livello UE, né uno standard internazionale universalmente riconosciuto. Tuttavia stanno emergendo iniziative tecnico private e nazionali, in particolare in Spagna. Nel quadro europeo, la normativa sul footwear continua a concentrarsi soprattutto sull’etichettatura dei materiali impiegati per la tomaia, il rivestimento interno e la suola esterna. Non è stata però introdotta una classificazione tecnica dedicata al barefoot. Per questo, il suo posizionamento si fonda oggi soprattutto su caratteristiche tecnico-progettuali riconosciute dal mercato e dagli operatori del settore. Tra queste troviamo: ridotto spessore della suola, ammortizzazione limitata, drop nullo o contenuto, maggiore libertà per l’avampiede e alta flessibilità complessiva della struttura.
UN MERCATO SENZA STANDARD
In Italia si stanno sviluppando esperienze che puntano a fare ordine in un settore in forte espansione, ma ancora privo di riferimenti univoci. Tra queste si inserisce il progetto portato avanti da Scalzature, realtà impegnata nella promozione, cultura tecnica e criteri di valutazione nel mondo delle barefoot. Come spiega Devis Incerti, responsabile del mercato italiano, il punto di partenza è proprio l’assenza di standard condivisi: «Attualmente non esistono parametri internazionali univoci. Oggi chiunque può etichettare un prodotto come barefoot, anche quando in realtà non si discosta in modo sostanziale da una calzatura tradizionale. Proprio per questo, forti di oltre dieci anni di esperienza nel settore, abbiamo sviluppato criteri interni rigorosi per valutare i prodotti. Questi si basano su caratteristiche che riteniamo fondamentali per favorire il recupero e il mantenimento delle funzionalità naturali del piede e del corpo».
Secondo Incerti, il tema chiama in causa un approccio ampio, in cui prodotto, biomeccanica ed educazione all’uso procedono insieme. «Ci avvaliamo di anni di studio sulla meccanica del movimento e di strumentazioni certificate per analizzare il comportamento dinamico del piede e dell’intero corpo. I dati che raccogliamo mostrano miglioramenti biomeccanici concreti. Gli approcci più conservativi o compensativi, invece, spesso si limitano a sostenere il piede senza intervenire davvero sulle criticità funzionali nel lungo periodo».
Una visione rigorosa del barefoot
Lo sguardo di Scalzature si estende anche al panorama internazionale. In diversi Paesi – osserva Incerti – la cultura della
calzatura è meno legata alla moda e più orientata alla prevenzione e salute funzionale del piede. Questi sono contesti in cui le calzature fisiologiche sono più diffuse e trovano spazio anche nelle raccomandazioni di medici ed esperti di biomeccanica. In Italia, invece, continua spesso a prevalere un approccio più curativo che preventivo.
È anche da questa differenza di impostazione che prende forma il progetto Scalzature, nato per sostenere una visione più rigorosa del barefoot. Dopo anni trascorsi a importare e testare prodotti esteri, il team ha rilevato come molti marchi abbiano progressivamente sacrificato aspetti tecnici essenziali — irrigidendo le suole o aumentandone i profili — per assecondare logiche commerciali. Da qui la scelta di seguire una direzione diversa. Ovvero quella di sviluppare un prodotto italiano coerente nella filosofia progettuale, pensato per educare al benessere e sostenere la salute del movimento. «L’idea è offrire non solo un prodotto, ma anche un riferimento per aziende che intendono contribuire a una visione funzionale della calzatura», sottolinea Incerti.



UNA START UP ITALIANA
Nel panorama italiano del barefoot si inserisce anche albaPluma, marchio focalizzato sui segmenti donna e bambino. Come spiega Giulio Serra, CEO e co-founder di albaPluma, il progetto nasce dall’evoluzione di un’attività sviluppata in oltre due anni da Francesca Battiston, oggi direttrice creativa del brand. Inizialmente avviata come consulenza nel campo delle calzature barefoot, è progressivamente cresciuta attraverso social media, passaparola e una community di utilizzatrici. Da questo percorso ha preso
forma il marchio, con l’obiettivo di presidiare una nicchia ancora poco strutturata in Italia.
«Siamo un brand italiano 100% barefoot dedicato alla donna e al bambino», afferma Serra. La missione del progetto è anche diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza di calzature che lascino il piede libero di muoversi. Sul piano progettuale, l’azienda dichiara di attenersi ai tre parametri comunemente associati al barefoot – flessibilità, zero drop e toe box ampia –. Questi vengono integrati in modelli sviluppati secondo una sensibilità stilistica legata alla tradizione manifatturiera italiana. Serra sottolinea che una delle principali complessità ha riguardato la realizzazione delle forme, assenti nel mercato tradizionale e quindi sviluppate internamente da zero. Il processo comprende la definizione creativa del modello, la prototipazione, la selezione di colori e dettagli e il successivo avvio della produzione presso calzaturifici partner.
La scelta dei materiali
Sul fronte dei materiali, albaPluma riferisce di privilegiare soluzioni non derivate da pelle animale. Per alcuni modelli utilizza, ad esempio, velluto riciclato idrorepellente ed ecopelle fornita da aziende italiane. Per le suole ricorre alla gomma, con mescole sviluppate per specifiche collezioni. Serra racconta che la lavorazione mantiene una forte componente artigianale, mentre la dimensione tecnologica si concentra soprattutto nella comunicazione e nella gestione del rapporto con il pubblico. Dopo il lancio, nella primavera 2025, di una prima collezione Made in Italy di Friulane e Mary Jane barefoot per donna e bambino, l’azienda ha proseguito con la collezione estiva, articolata in più varianti di sandali.

stilistica legata alla tradizione manifatturiera italiana

UN BENCHMARK INTERNAZIONALE
Guardando oltreoceano, Xero Shoes è uno dei marchi statunitensi più noti nel segmento delle calzature minimaliste e barefoot. Fondata nel 2009 a Broomfield (Colorado), l’azienda nasce da un kit per realizzare sandali fai-da-te, che metteva in evidenza la semplicità di un design barefoot. Era infatti costituito da una sottile suola in gomma, un sistema di cordini e una sagoma per modellare la calzatura sul piede del cliente.
Come spiega a Tech Art Shoes Michael Pao, Chief Product Officer dell’azienda, negli anni il prodotto si è evoluto per rispondere alle esigenze dei consumatori. L’offerta si è quindi estesa dal training all’hiking, fino al basket e al casualwear. Anche il sistema di chiusura huarache è stato rivisto, mantenendone il vantaggio principale di garantire stabilità al piede, ma integrandolo nei materiali della tomaia per migliorarne l’estetica. L’azienda ha inoltre introdotto una sidewall in alcuni modelli, in cui la gomma della suola richiama l’aspetto delle calzature tradizionali, pur mantenendo zero drop e ammortizzazione minima.
Pao racconta che ogni stivale, scarpa e sandalo segue il concetto di “minimal to the max”, con tutto ciò che serve per favorire un movimento forte e naturale, senza nulla di superfluo. «Man mano che continuiamo a evolvere i nostri prodotti, ci assicuriamo che la suola resti sottile e ultraleggera, con la resistenza necessaria per attività sportive specifiche, e con la flessibilità utile a favorire il movimento naturale del piede. A questo aggiungiamo sottili strati di materiale ammortizzante per offrire comfort, mantenendo
comunque il contatto percettivo con il terreno».
I tre asset
L’approccio tecnologico alla progettazione delle calzature barefoot è in linea con quanto raccontato anche dalle aziende italiane interpellate. Pao sintetizza questa visione in tre asset. Il primo è “Natural Fit”: toe box ampie e dalla forma coerente con quella del piede permettono alle dita di aprirsi, fare presa e contribuire alla stabilità del corpo, insieme a un design zero drop che mantiene il corpo ben radicato e allineato. Il secondo è “Natural Feel”: una posizione vicina al suolo pensata per favorire equilibrio e agilità, mantenendo al tempo stesso la protezione necessaria e il feedback sensoriale desiderato. Il terzo è “Natural Motion”: suole sottili che si piegano e si flettono insieme al piede, per garantire piena libertà di movimento.
Tecnologie all’avanguardia
L’azienda ha sviluppato anche scarpe performance con una forma specifica per il piede femminile, pensata per adattarsi alle sue caratteristiche: più ampia nell’area dell’avampiede, con volume inferiore e tallone più stretto. «Per alcuni dei nostri modelli performance più recenti, come la scarpa da allenamento XT Max e le scarpe da basket X1/X2, abbiamo introdotto una nuova suola esterna FeelTrue Max. Questo materiale, altamente resistente e più sottile, offre un grip superiore rispetto alla gomma e include uno strato in schiuma performante e reattiva, capace di garantire movimento naturale insieme a maggiore comfort, stabilità e protezione. Inoltre, grazie al design sottile, mantiene un peso più contenuto rispetto a quello di una tradizionale scarpa da allenamento».
Xero Shoes sta utilizzando tecnologie per la suola ispirate al design generativo, per creare tasselli multidirezionali sagomati e posizionati strategicamente, così da fornire una trazione mirata per attività specifiche. Nei modelli performance dedicati all’hiking ha aggiunto anche un elemento ESS posizionato in modo strategico: un materiale leggero e flessibile che protegge le zone soggette a impatti elevati contro le rocce, offrendo una protezione supplementare.
Guardando ai prossimi anni, Pao osserva come il mercato barefoot continui a crescere parallelamente a quello del benessere. «Non si tratta, di per sé, di un’innovazione, ma il crescente interesse dei consumatori per salute e benessere – così come la loro maggiore disponibilità a investire in questi ambiti – sta influenzando il modo in cui pensano alle calzature. Le persone stanno acquisendo una maggiore consapevolezza del proprio corpo e del movimento naturale, e scegliere le scarpe giuste da indossare è uno dei primi passi».






