
Una svolta decisiva nel mondo delle calzature per ciclisti (e della pedalata) arrivò a metà degli anni Ottanta. Risale a quel periodo la diffusione dei moderni pedali automatici, dotati di un sistema di aggancio e sgancio tramite tacchette fissate alla suola. Da allora le scarpe da ciclismo hanno continuato a evolversi, diventando sempre più efficienti, stabili e performanti.
di Fulvia Camisa
Componenti chiave
La suola è uno degli elementi più importanti di una scarpa da ciclismo. Ciò perché deve garantire rigidità e trasferire nel modo più efficiente possibile la potenza ai pedali. Per questo i materiali si sono evoluti nel tempo, passando dal cuoio alle fibre tecniche fino al carbonio. Quest’ultimo è apprezzato per l’elevato rapporto tra leggerezza e rigidità. Negli ultimi anni anche la costruzione della tomaia ha conosciuto una profonda evoluzione. Dapprima sviluppate nel settore del running, successivamente sono state adottate nel ciclismo. Le tecnologie di lavorazione a maglia tridimensionale (3D Knit) hanno permesso di realizzare tomaie di nuova generazione. Sempre più leggere, traspiranti e avvolgenti. A differenza delle costruzioni tradizionali ottenute assemblando più pannelli, queste soluzioni consentono di creare strutture quasi prive di cuciture. Si ottiene così un miglioramento di comfort, adattabilità e ventilazione senza compromettere il sostegno del piede.
Le scarpe moderne devono infatti trovare un equilibrio tra prestazioni, comfort e durata. Per questo, i modelli più avanzati utilizzano materiali tecnici sempre più leggeri e resistenti. Nelle zone maggiormente soggette a usura, come punta e tallone, vengono impiegati rinforzi in TPU per aumentare protezione e longevità della calzatura. Anche i sistemi di chiusura sono cambiati. Sebbene le tradizionali stringhe siano ancora presenti su alcuni modelli, nel tempo si sono diffuse altre chiusure. Tra queste, troviamo quelle in velcro, le fibbie micrometriche e, più recentemente, i sistemi di chiusura con rotelle micrometriche.
La diffusione del gravel
Queste soluzioni consentono di adattare la calzata in modo rapido e preciso, anche durante la pedalata. La pressione viene infatti distribuita in maniera più uniforme sul piede e migliorando comfort e sostegno. La crescente diffusione del gravel, che prevede di pedalare sia su asfalto sia su strade sterrate e sentieri, ha portato inoltre allo sviluppo di scarpe sempre più versatili, capaci di adattarsi a contesti molto diversi. Parallelamente è cresciuta l’attenzione verso il benessere del ciclista. Sempre più produttori sviluppano plantari, supporti dell’arco plantare e sistemi pensati per personalizzare la calzata. L’obiettivo è migliorare il comfort, ottimizzare l’appoggio del piede e ridurre affaticamento e fastidi durante la pedalata.
L’INTERVITSA AL CAMPIONE
Paolo Bettini, vincitore della medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Atene 2004 e campione del mondo nel 2006 e nel 2007.
Se ripensa alle scarpe con cui ha iniziato e a quelle di oggi, quali sono i cambiamenti più significativi?
Ho iniziato a correre nel 1981, con scarpe in cuoio. La suola in cuoio era rinforzata da una lastra di ferro con avvitato il tacchetto. E già quella era una novità. L’evoluzione è sotto gli occhi di tutti. Il cambiamento è stato determinato soprattutto dall’innovazione dei materiali: siamo passati alle suole in carbonio e ai sistemi di chiusura micrometrici.
Molte persone si stanno avvicinando al ciclismo. Qual è il primo consiglio che si sente di dare a chi inizia oggi in termini di calzature?
Bisogna arrivarci per gradi. In ogni azienda esiste sempre il famoso top di gamma, pensato per il professionista. È un po’ come nello sci. Non ha senso partire subito con lo scarpone e gli sci più performanti quando si devono ancora prendere le prime lezioni. Io consiglio di iniziare con calma, dando al piede il tempo di abituarsi a scarpe con determinate tecnologie. Meglio partire con prodotti entry level o di fascia media e, con il tempo, capire davvero cosa si vuole fare. E fin dove ci si vuole spingere. Punterei prima di tutto su semplicità e comfort. Poi, naturalmente, se una persona arriva a percorrere 20.000 chilometri all’anno, il discorso cambia. A quel punto si può scegliere un prodotto più performante, magari anche più robusto e strutturato.
Le scarpe sono uno dei punti di contatto più importanti tra il ciclista e la bici. Quanto hanno inciso nelle sue prestazioni e nei suoi successi nel corso della carriera?
Credo di essere abbastanza unico sotto questo aspetto perché dal novembre del 1996 uso scarpe Sidi. Durante questi anni ho visto i prodotti evolversi e cambiare. Ho seguito da vicino lo sviluppo e lavorando, da corridore, a stretto contatto con Dino Signori, fondatore dell’azienda. Ho assistito in prima persona alla loro evoluzione e spesso i cambiamenti nascevano anche dalle indicazioni e dai feedback forniti da noi corridori. Quando ripenso ai momenti più importanti della mia carriera, come i due titoli mondiali e l’Olimpiade, mi viene in mente un aspetto particolare del mio rapporto con le scarpe. A differenza di molti professionisti, che evitano di cambiare materiale prima di una gara importante, io volevo sempre un paio nuovo. Avevo una fiducia totale sia nelle scarpe sia nei meccanici che montavano
le tacchette. Le ricevevo il giovedì sera, le provavo negli allenamenti del venerdì e del sabato e poi ci correvo la domenica.
L’evoluzione delle scarpe è passata quindi anche attraverso i suggerimenti e le esigenze degli atleti. C’è un episodio che ricorda e che racconta bene questo rapporto tra professionisti e sviluppo del prodotto?
L’episodio della “scarpa da podio”, era il 2003 o 2004. Oggi i professionisti dispongono di una scarpa specifica da utilizzare durante le premiazioni, ma il primo a chiederla sono stato io. Dino Signori si mise subito al lavoro e realizzò un prototipo in tempi rapidissimi. Non avendo a disposizione una suola dedicata, utilizzò quella di uno stivale da turismo per moto prodotto da Sidi, applicandola a una scarpa da ciclismo. Il risultato era piuttosto particolare: sul podio mi ritrovai con una scarpa che sembrava quasi avere il tacco. Quello fu il primo prototipo. Una ventina di giorni dopo arrivò la versione definitiva e da lì prese forma una soluzione che negli anni è diventata comune nel professionismo. L’idea nacque perché il podio rappresentava il momento più bello della corsa, quello in cui si celebrava la vittoria. Eppure, si saliva sul palco con scarpe da ginnastica, non con quelle utilizzate in gara, perché le tacchette potevano risultare scomode e persino pericolose.
Guardando al futuro, quale potrebbe essere secondo lei la prossima grande evoluzione delle scarpe da ciclismo?
Almeno in parte, ci siamo già arrivati. Il futuro sarà rappresentato da scarpe realizzate su misura attraverso la stampa 3D e credo che questa tecnologia diventerà sempre più diffusa nei prossimi anni.
TRE SCARPE A CONFRONTO
Ultimate Exceed Pro Edition di Nimbl
Costruita a mano in Italia e sviluppata per soddisfare le esigenze del ciclismo professionistico. Parliamo di Ultimate Exceed Pro Edition incarna la visione più pura della performance secondo Nimbl: leggerezza estrema, calzata precisa e trasferimento diretto della potenza. Scelta ai massimi livelli del ciclismo internazionale, è stata protagonista di alcune delle più importanti vittorie del WorldTour. Combina il sistema BOA® Li2, un avanzato sistema di ventilazione e lo scafo monoscocca in carbonio. Tutto in una scarpa che pesa appena 192 grammi nella taglia 43.

G.VISTA di Gaeme
Sviluppata da Gaerne in collaborazione con Michelin, la G.VISTA è una scarpa pensata per il gravel. È progettata per offrire controllo e versatilità su superfici diverse, dall’asfalto agli sterrati più impegnativi. La suola Michelin, con tasselli studiati per migliorare aderenza e trazione, favorisce anche lo scarico del fango sui terreni più tecnici. La struttura in nylon rinforzato con fibra di carbonio assicura un efficace trasferimento della potenza ai pedali senza rinunciare al comfort durante la camminata. Completano il modello una tomaia traforata, rinforzi in TPU e una chiusura con lacci che consente una calzata naturale e personalizzabile. Il peso è di 283 grammi per scarpa nella taglia 42.

CR1 BOA di Crono
La CR1 BOA è una scarpa da ciclismo progettata per coniugare leggerezza, comfort e precisione di calzata anche sulle lunghe distanze. La suola in carbonio intrecciato a sei strati favorisce un efficace trasferimento della potenza ai pedali. Il sistema di chiusura con doppio BOA® Li2 permette una regolazione precisa e facilmente personalizzabile. I due rotori agiscono, poi, su lacci in acciaio rivestito, distribuendo la pressione in modo uniforme. Ciò contribuisce a migliorare la stabilità del piede durante la pedalata. Completano il modello una struttura sviluppata per garantire sostegno, comfort e una calzata accurata nelle diverse condizioni di utilizzo. Il peso è 260 grammi per scarpa nella taglia 42.





